Senza vestirmi, mi sedetti al tavolo aprendo il portatile. Lo schermo si illuminò sul panorama di un ghiacciaio d’alta montagna.
Fu la sola cosa che riuscii a fare, stremato com’ero dal pomeriggio di fuoco. Le idee erano svanite, i miei pensieri erano fissi su quel culetto tondo e sulle labbra rosse di Eli.
Feci una doccia tiepida e mi vestii senza fretta. Mangiai qualcosa servendomi direttamente dal frigorifero e poi sedetti in poltrona. In pochi minuti mi addormentai senza nemmeno accorgermene.
Al mio risveglio, la stanza era piombata nel buio. Mi alzai, accesi la luce e detti uno sguardo alla radiosveglia sul comodino. Le dieci. Non avevo voglia di lavorare, tantomeno di andare a dormire nel mio letto.
Pensai a Eli, che sicuramente mi aspettava alla festa. “Ma si.. vado a vedere. Magari c’è da divertirsi.”
Uscii dirigendomi verso l’indirizzo che mi aveva lasciato.
Una grande casa bianca, circondata da alte siepi ed un giardino perfettamente curato erano la mia destinazione. Suonai al cancello e si accese la luce del videocitofono.
“Ciao, Martino!” disse una voce nel frastuono di altre cento voci.
La serratura elettrica scattò e mi trovai nel parco della villa. Salii a piedi verso la luce che vedevo in cima ad una collina sulla quale era adagiata la grande casa. Guidato dalle voci, girai intorno al palazzo e mi trovai in mezzo a decine di ragazzi e ragazze, tutti in costume da bagno, che correvano intorno ad una piscina dall’acqua azzurra. Qualcuno si tuffava, altri ne uscivano gocciolanti.
La brunetta padrona di casa mi venne incontro, con un sorriso scintillante. Indossava un bikini minuscolo bianco, quasi trasparente.
“Benvenuto! Sono contenta che tu sia venuto!” mi allungò la mano e la strinsi per salutarla. Approfittò della stretta per avvicinarsi a me e baciarmi sulle guance.
“Sono un po’ in ritardo, ma … mi sono addormentato!”
“Eli mi ha raccontato… “
“Spero non tutto…”
“Tutto, tutto!” disse con un sorrisetto malizioso.
“E’ qui anche lei?”
“Si… purtroppo” sospirò con una smorfia.
“Martyyyy!” gridò Eli dall’altro capo della piscina.
In pochi balzi mi fu accanto e mi abbracciò baciandomi sulla bocca.
“Sei venuto! Bravo, ci speravo, sai?”
“Non ho combinato niente. Mi hai succhiato anche tutte le idee! Ridammele subito!” le intimai, incollando le mie labbra alle sue.
“Vi lascio soli. Vieni poi al buffet. C’è da mangiare finché ne vuoi.” Disse Marina allontanandosi. Mi accorsi che, dopo essere scivolata alle spalle di Eli, la ragazza mi lanciò uno sguardo assassino, mandandomi un bacio.
“Lasciala perdere, quella lì. E’ una mangiauomini.” Disse Eli lapidaria.
“Ho già la mia mangiauomini, io!” risposi ridendo.
Andammo al buffet dove presi un panino e mi versai una bibita. Eli era sempre al mio fianco e si strigeva a me.
“Vieni a fare il bagno?” mi chiese quando finii di mangiare.
“Non ho il costume”
“Pensi che sia un problema? Puoi fare il bagno senza costume, o puoi prenderne uno da quel cassone.”
“Meglio che non dia scandalo. Ne prendo uno. Vuoi sceglierlo tu?”
“Vieni, dai.” Mi accompagnò al contenitore dove c’erano decine di costumi di tutti i colori e fogge.
“Metti questo.. è piccolo.. mi eccita la fantasia!” disse Eli con tono furbetto.
“Dove vado?”
“Vieni. Qui c’è una stanzetta. Intanto spogliati e mettilo. Io ti aspetto in piscina.” Disse Eli allontanandosi.
Entrai nel piccolo locale e tirai una tendina che mi riparava dagli sguardi. Mi slacciai la camicia e la appesi sull’unico attaccapanni rimasto libero. Poi calai i pantaloni restando completamente nudo. Sentivo uno sguardo su di me, ma non sapevo da dove provenisse.
“Scusa, pensavo non ci fosse nessuno” flautò Marina, che si era appiattita sul muro accanto alla tenda.
“Non mi ero accorto che fossi qui.” Risposi senza coprirmi.
Gli occhi della ragazza erano puntati sul mio sesso e non si decideva ad andarsene.
“Ehm.. io mi sto cambiando!” protestai debolmente.
“Bene. Pensi che non abbia mai visto un uomo nudo?”
“Penso di si.”
“Ma non come te”
“Cosa ho di strano?”
“Quello è strano” disse puntando il dito verso il mio uccello.
“E’ circonciso. Te ne ha parlato Eli?”
“Si.. ero curiosa di vederlo.”
“Curiosità soddisfatta. Adesso, se non ti spiace..”
“Vado, vado!” sbuffò Marina, scivolando lungo il muro fino alla tenda.
“Cosa stai facendo qui?” sentii Eli che alzava la voce con la brunetta.
“Sono entrata per sbaglio” rispose la ragazza.
“Sbaglio? Ma che strano!”
“Lo sai che è bellissimo il suo pisello?”
“Non sono affari tuoi! Quello è mio!” protestò vivacemente Eli.
“Io sono mio!” sentenziai dal mio rifugio.
Indossai il mini costume, molto preoccupato perché non riusciva a contenere tutti i miei attributi, poi uscii allo scoperto e mi diressi verso Eli che mi aspettava.
“Che stronza! Se la lascio fare, prima di sera quella con te ci prova!”
“Bisogna vedere se io ci sto!” la tranquillizzai.
Mi tuffai nell’acqua tiepida della piscina, seguito da Eli che nuotava velocemente dietro di me.
Nuotai verso un gruppo di ragazzi che conversava ai bordi della vasca e poi mi allontanai con quattro bracciate vigorose. Eli in pochi istanti mi raggiunse e mi abbracciò nell’acqua alta.
“Ho voglia di te!” mi sussurrò in un orecchio.
“Qui? Davanti a tutti?”
“Perché no? Lo fanno tutti!”
“Ma dai.. sono ragazzini!”
“Qualcuno è più grande!”
Sentii le mani di Eli che raggiungevano il mio cazzo e cominciavano a strofinare la stoffa che lo conteneva a fatica.
Mi strinse a sé e mi baciò con passione.
Poco lontano, vidi Marina che ci guardava sorridendo. Era posizionata ancora una volta alle spalle di Eli, e il suo atteggiamento era decisamente provocatorio.
Il suo costume bianco era diventato completamente trasparente, e nell’acqua azzurra potevo vedere i capezzoli scuri tirare la stoffa del piccolo reggiseno del costume.
Non contenta, si appoggiò al bordo della piscina e fece scivolare una mano sul corpo, fino a raggiungere lo slip del costume. Mi voltai, continuando a baciare Eli che nel frattempo era riuscita a far liberare il mio uccello dalla stoffa ed ora mi stava dolcemente masturbando.
Con la coda dell’occhio vidi Marina che si immergeva e nuotava sott’acqua fin quasi a toccarci. Eli non si era accorta di nulla, ma la brunetta era a pochi centimetri dalla sua mano che scivolava sul mio cazzo ormai in erezione.
Mi girai nuovamente, per evitare l’incontro, mettendo Eli in condizioni di vedere la sua amica, ma lei non se ne accorse. Aveva gli occhi chiusi e continuava il suo lavoro con molta dedizione.
Nel frattempo Marina era uscita dall’acqua. Il suo corpo morbido e bellissimo si muoveva con grazia e sicuramente con l’intenzione di attirare la mia attenzione. La brunetta si fiondò nel gruppo dei maschi e ne prese uno per mano. Si voltò verso di me e con uno sguardo provocatorio, si avvicinò al ragazzo e lo baciò senza esitare. Si incollò a lui, con la bocca avida di baci e le mani che accarezzavano tutto il corpo.
Eli mi lavorava sott’acqua e la mia reazione era ancora tiepida, sia perché ero distratto dal movimento di Marina, che faceva di tutto per provocarmi, ma anche per la temperatura che certo non favoriva un’erezione con i fiocchi.
La brunetta spinse il suo amico in acqua e lo seguì provocando alti spruzzi.
“Ehi…attenti!” disse Eli, staccandosi per un istante dalla mia bocca.
Marina raggiunse il maschietto al bordo della piscina e si avvicinò a noi. Lo inchiodò con le spalle alle piastrelle azzurre e si mise a cavalcioni del suo corpo, baciandolo profondamente. Ogni tanto voltava la testa verso di me, sorridendo.
Vidi distintamente che abbassava il costume del ragazzo che, sorpreso, lasciava fare chiudendo gli occhi. Nell’acqua potevo vedere il cazzetto del biondino che sotto le mani indaffarate di Marina prendeva vigore. Lei si muoveva, carezzava, tirava…tutto guardandomi negli occhi.
Sentivo che l’erezione diventava più vigorosa. Eli stringeva, strofinava, poi si faceva carezzare tra le gambe dal mio arnese che soffriva al contatto con la ruvida stoffa del costume.
Marina intanto aveva iniziato il lento lavorio, ma non contenta del risultato, si era immersa e dal pelo dell’acqua potevo vederla mentre in apnea baciava il piccolo cazzo diventato rigido.
Emerse con un profondo respiro guardandomi ancora. Mi strizzò l’occhio. Il ragazzo, con la bocca aperta, si era goduto quel veloce contatto ed ormai voleva andare avanti. Prese Marina, la strinse a sé ma lei si divincolò. Il biondo fu rapido nell’agguantare lo slip della ragazza, facendolo scivolare per qualche centimetro. Questo fu sufficiente per farmi contemplare il culo tondo e magnifico di Marina che invece di coprirsi, si voltò verso di me mostrandomi anche la folta peluria che nascondeva il suo nido del piacere.
Eli era soddisfatta della mia erezione ed aveva scostato il costume per sentire il contatto del glande sulle labbra della vagina.
Marina si ricompose, sempre guardandomi negli occhi. Il ragazzo, ora con gli occhi spalancati ed il cazzetto in tiro, cercava di attirarla a sé, ma lei fu veloce e guizzò velocemente verso di noi. Per evitare uno scontro tra le ragazze, mi staccai da Eli e cercai di nuotare lontano, per tentare di far rientrare tutta l’artiglieria nel minuscolo slip, maledicendo dentro di me la decisione di aver accettato un costume così piccolo.
Emersi dall’acqua dalla parte opposta della piscina, dove non c’erano i ragazzi. Salii la scaletta e mi sedetti sul bordo. Eli mi raggiunse e mi prese per mano.
“Cosa ti succede?”
“Mi imbarazza un po’”
“Strano, avrei detto che sei un tipo da orge!”
“Orge, magari…ma con tutti gli altri nelle stesse condizioni. Io sono il solo con il pisello al vento!”
“Aspetta e vedrai. Tra poco anche qualcun altro si apparterà. Non saremo i soli.”
“Bevi qualcosa? Io prenderei due dita di qualcosa di alcolico. Tanto per scaldarmi.”
“Hai freddo?”
“Beh.. sono tutto bagnato!”
“Vieni, ti asciugo.”
Mi prese per mano e mi condusse in un locale che si trovava dietro la casa. Era una stanza ampia, con due letti grandi ed una porta-finestra che si apriva sul lato del giardino. Prese un accappatoio da una pila di asciugamani appoggiati su di una mensola di marmo ed iniziò a strofinarmi.
“Questo , però, bisogna toglierlo!” Disse sfilando il costume e lasciandomi completamente nudo.
La stanza era in penombra e nessuno passava dal giardino accanto. C’era una porta che dava all’interno e diedi un’occhiata. Era una stanza molto simile alla nostra, debolmente illuminata dalla luce che proveniva dal giardino.
Mi lasciai guidare dalle mani di Eli, che si erano fatte audaci.
“Aspetta.. ti asciugo anch’io!” proposi prendendo un altro accappatoio dalla pila.
“Grazie, adesso ho freddo.”
Slacciai la parte sopra del costume colorato di Eli, mettendo alla luce le sue dolci tettine. Poi sfilai velocemente lo slip, chinandomi per baciare la morbida peluria tra le sue gambe.
“Ciao, triangolino! Mi sei mancato, nel pomeriggio!” dissi continuando a baciarla.
“Vieni, amore. Distendiamoci sul letto.” Propose la ragazza, prendendomi per mano.
Dalla mia posizione potevo vedere la porta sul giardino e alla mia sinistra la porta di comunicazione con l’altra stanza.
Eli non si fece attendere. Appena distesa sul letto, iniziò la sua perlustrazione del mio corpo con le labbra. In pochi salti fu sul cazzo che aveva già assunto proporzioni di tutto rispetto.
“Eccolo, il mio idolo.” Sussurrò cominciando a leccarlo.
Mi distesi per godermi il tenero approccio, e con le mani accarezzavo la testa di Eli che si tuffava tra le mie gambe, succhiando, leccando e baciando l’asta.
Ero in estasi. Eli era in adorazione e lavorava con la lingua in modo splendido.
Fu in quel momento che sentii un rumore provenire dalla stanza accanto. Mi voltai, pronto a coprirmi, quando vidi Marina che – ferma sulla soglia – guardava le evoluzioni di Eli ed approvava con lo sguardo.
Il volto della brunetta era debolmente illuminato dalla luce del giardino, ma il suo costume trasparente mostrava senza ombra di dubbio il suo contenuto eccitante.
Decisi di godermi il momento, senza preoccuparmi della presenza di Marina. Eli mi succhiava la cappella, poi con la lingua girava intorno all’anello sensibile e scendeva fino allo scroto. Le sue mani mi accarezzavano finché un dito birichino, insalivato a dovere, scese tra le mie chiappe e andò ad assaggiare il mio buchino.
Marina si era appoggiata allo stipite della porta, e protendeva il bacino verso di noi, mostrando il pelo scuro che lo slip non riusciva a nascondere. Le sue mani ora accarezzavano il seno, ora scendevano sulla pancia in un massaggio che doveva essere molto eccitante.
“Tesoro.. vieni sopra di me. Voglio assaggiare il tuo sapore” dissi a Eli che si staccò. Marina guizzò fuori dalla vista mentre la ragazza si poneva a gambe aperte sul mio viso, riprendendo il suo lavoro con la bocca.
Io sentivo gli umori di Eli scendere lungo le gambe ed iniziai a leccarli, gustando il suo sapore asprigno ed inconfondibile. Quando risalendo lentamente le cosce incontrai le tenere labbra della sua figa, Eli ebbe un sussulto. Leccai il clitoride che puntava dritto la mia lingua e cominciai a succhiarlo dolcemente.
Non potevo vedere la porta, ma immaginai che Marina fosse tornata alla sua posizione per guardare il nostro amplesso. Mi eccitava l’idea di essere guardato mentre succhiavo il clitoride della mia giovane amante.
Fu Eli a spostarsi di lato, lasciandomi libero di vedere. Avevo immaginato la situazione giusta. Marina era ormai appoggiata al muro, molto vicina a noi e con la mano sinistra si massaggiava un grosso seno, mentre con l’altra mano infilata nello slip si stava accarezzando l’interno delle cosce. Con gli occhi ormai abituati all’oscurità, non faticavo a distinguere le forme della brunetta, che rischiava di farsi vedere anche da Eli, senza però preoccuparsene.
Vedevo la mano andare su e giù nello slip ed un piccolo promontorio formato dalle dita piegate, insinuarsi nel suo corpo.
Sentivo l’orgasmo avvicinarsi, e se ne accorse anche Eli che smise di succhiare.
“Prendimi, amore. Voglio sentirti dentro di me” mi implorò girandosi sul lettone fino ad incollare le sue labbra alle mie.
Salii sul suo corpo caldo e lei aperse le gambe per permettermi di penetrarla. La baciai lungamente mentre con la punta del cazzo, aiutato da una mano, pennellavo le sue grandi labbra fradice di umore.
“Entra, scopami, ti prego!” chiese ancora Eli che ansimava dal godimento.
Marina si era sfilato lo slip ed ora la vedevo chiaramente mentre con la mano si accarezzava il pelo mentre un dito scivolava nella fessura tra le gambe.
Iniziai una lenta penetrazione. Il cazzo si faceva spazio nel caldo nido di Eli e procedeva lentamente fino a toccare il fondo. Poi mi ritraevo e ricominciavo sempre più piano. Erano centimetri sofferti, goduti in modo enorme. Sentivo le pieghe della vagina aprirsi e poi abbracciare il mio bastone, risucchiandolo all’interno del corpo di Eli.
Marina era orma senza freni. Il dito entrava e usciva velocemente, mentre con l’altra mano si torturava il seno. I capezzoli erano diventati dei piccoli falli che riuscivo a vedere in modo nitido in controluce.
“Scopi come un dio, Marty. Mi fai morire!” mi sussurrava Eli in un orecchio, approfittando per insinuare la lingua morbida nel mio padiglione.
Uscii dal suo caldo abbraccio e voltai la mia amante supina.
“Cosa vuoi farmi?” mi chiese
“Niente che non voglia anche tu!” le risposi, adagiandomi sopra di lei.
Marina era sparita e nell’aria era rimasto l’odore dolciastro dei suoi umori.
Strinsi le gambe di Eli ed insinuai il mio bastone tra le sue cosce, fino a raggiungere nuovamente il suo sesso gocciolante. Entrai in lei ancora lentamente e progressivamente aumentai la danza. Mi faceva impazzire sentire il suo culetto morbido che sbatteva sulle mie palle ad ogni affondo, e immaginavo il momento in cui avrei violato anche la sua porticina ancora serrata.
Continuavo a scopare con maggior impeto finché non sentii che Eli stava cominciando ad irrigidirsi. Fu questione di un attimo e sentii che partiva anche il mio orgasmo. Tentai di uscire, ma Eli mi tenne stretto dentro di sé:
“Nooo, non uscire, ti prego… fammi sentire il tuo seme caldo… godi dentro di me..”
“Tesoro..è troppo rischioso!”
“Ho fatto il calcolo…” disse ansimando forte. “Sono lontana dal periodo fecondo..ti prego, vieni, spruzza, sborra!!”
Quelle parole mi diedero la frustata finale e non potei più trattenermi. I suoi sussulti si unirono ai miei in un orgasmo che ci travolse. Eli saltava, rantolava, mi stringeva dentro di sé, mentre il cazzo esplodeva in un orgasmo lunghissimo.
Da lontano sentimmo delle voci che chiamavano.
“Ragazzi.. è ora di andare! Tra poco torna mio padre, e dobbiamo lasciare tutto in ordine!”
Era Marina, che chiamava tutti gli invitati per concludere la festa.
Ci alzammo, ancora sconvolti. Eli mi strinse a sé e mi baciò lungamente. Mi prese per i fianchi e si tuffò nuovamente sul letto.
“Ancora, dai..ancora! Mettimelo dentro di nuovo! Sto per venire…”
Prese il mio uccello e con una mossa decisa, se lo infilò tutto fino in fondo.
“Non sono mica Superman!” obiettai mentre Eli saltava sul letto in preda ad un nuovo orgasmo.
“Mi fai venire in continuazione…mi fai morire!”
In quel momento, si spalancò la porta finestra e la luce esplose nella camera. Ero ancora dentro di lei, quando Marina entrò nella stanza.
“Ragazzi.. scusate, ma devo mandarvi via.” Disse guardando i nostri sessi ancora uniti nell’amplesso.
“Ma dai.. un po’ di privacy!” si lamentò Eli.
“Sta arrivando mio padre.. e a quanto pare, avete già finito!” disse Marina avvicinandosi ancora di più.
Mi diede una carezza sul sedere, e con un dito birichino si fece largo nel solco, trovando subito il mio buchino.
“Ehi!” obiettai stringendo le chiappe.
“Hehe.. sporcaccioni!” disse Marina allontanandosi, ma senza staccare gli occhi dai nostri sessi che si stavano separando.
“Ueila..!” disse indicando il mio cazzo che ancora grondava in posizione eretta.
“Smettila, stronza!” la apostrofò Eli.
“Ma che male ti faccio, se lo guardo?”
Recuperai il mio mini costume ed uscii dalla porta finestra. Di corsa entrai nel camerino dove c’erano altri due ragazzi nudi che stavano vestendosi.
“Ciao!” disse il primo.
“Sera!” brontolò l’altro che evidentemente non gradiva la mia compagnia.
“Scusate, prendo la mia roba in fretta.” Agguantai pantaloni e camicia e mi spostai sul fondo della stanzetta per indossarli.
Eli nel frattempo era andata al piano di sopra per recuperare le sue cose nella stanza spogliatoio delle ragazze.
Poco dopo, ci trovammo tutti al bordo della piscina. Salutammo Marina e la ringraziammo.
“Ti è piaciuta la serata?” mi chiese con uno sguardo d’intesa.
“Molto interessante!” risposi con chiara allusione alla sua esibizione.
Eli non capì, e mi prese per mano.
“E’ un po’ tardi. Devo proprio rientrare. Mi dispiace!” mi disse la ragazza mentre ci baciavamo davanti alla mia casa.
“Ed io devo lavorare, almeno ci provo!”
“A domani, amore mio. Un’altra giornata di fuoco?”
“Non vedo l’ora che sia domani” le risposi allontanandomi.
“Se vuoi una sveglia con i fiocchi, non chiudere la porta a chiave!” mi disse da lontano.
Mentre varcavo la soglia di casa, la vidi in lontananza mentre alzava una mano in segno di saluto.
Non chiusi. Mi limitai a spogliarmi ed a tuffarmi sul letto, nudo.
In pochi istanti mi addormentai.
Sognai le mani morbide di Eli che mi accarezzavano, le sue labbra che succhiavano, la sua fighetta gocciolante che mi accoglieva. Sentivo le sue carezze, il calore delle labbra… mi svegliai.
Qualcosa di strano stava accadendo accanto a me. Sentivo una presenza, anche se non riuscivo a vedere nessuno. Mi alzai sui gomiti e mi guardai intorno. Accesi la luce del comodino e balzai in piedi. Accanto al mio letto c’era Marina. Indossava una lunga tunica bianca, aperta sul davanti. Mi sorrideva e mi guardava con occhi pieni di desiderio.
“Marina! Ma cosa ci fai qui?”
“Sono venuta a trovarti, come vedi.”
“Ma tuo padre? Non doveva rientrare a momenti?”
“Mio padre è in Messico! Era una scusa per farvi smettere.”
“Ma sei pazza? Come ti è saltato in mente di entrare in casa mia…”
Non mi lasciò finire la frase. Mi cinse con le braccia ed incollò le sue labbra alle mie.
“Ma sei ancora una ragazzina!”
“E perché Eli? Anche lei è una ragazzina come me.”
Mi strinse ancora più forte. Sentivo il suo corpo aderire al mio. Il suo calore era una sferzata eccitante per me. Ero ancora nudo e non potevo nascondere la mia eccitazione.
Dalla tunica bianca, apparve il corpo nudo, abbronzato. Le sue magnifiche tette erano del colore del caffèlatte. Le aureole scure terminavano in due capezzoli larghi e duri.
“Voglio sentire il tuo sapore” sussurrò infilandomi la lingua in bocca.
Mi staccai perplesso.
“Ma da dove siete scappate fuori? Le ragazzine della vostra età cominciano ora con le prime esperienze! Voi sembrate donne già vissute!”
“Abbiamo diciotto anni, tesoro. Ho fatto l’amore per la prima volta a quindici. E poi.. abbiamo una buona palestra. In internet ormai c’è di tutto. Si impara velocemente, ci si mostra, si fanno incontri..”
“Ancora internet? Ma è mai possibile…”
“Basta, adesso!” disse spingendomi sul letto. Con un gesto rapidissimo si liberò della tunica e restò nuda. Il suo corpo era bellissimo. Il viso da ragazzina era appoggiato al collo lungo che traeva origine da due spalle lisce e vellutate. I seni, grossi e perfettamente eretti, erano un invito a tuffarsi. Il ventre era piatto e l’ombelico era una fossetta perfettamente nel centro. Il pube era coperto di peli neri, riccioluti e debordanti. Le gambe erano sode e dritte.
Marina era di una bellezza travolgente. Il suo sorriso bianchissimo attirava le mie labbra.
Mi alzai di nuovo e la abbracciai.
“Finalmente!” disse lei, mentre ricambiava il mio bacio.
Aveva le labbra gonfie e lucide che chiamavano le mie.
Il sapore del suo bacio era dolcissimo. Muoveva la lingua lentamente, accarezzando l’interno delle mie labbra, poi – piatta – strisciava sui miei denti e si adagiava sulla mia lingua.
Le sue mani, abbronzate e sottili, avevano unghie curate ed erano morbidissime mentre percorrevano il mio collo e le spalle.
“Quanto ti ho desiderato!” soffiava la ragazza mentre con le labbra carnose percorreva il mio petto.
“Ma dai.. ci siamo incontrati solo ieri!” risposi fingendo indifferenza.
“Non ti sei accorto che ti ronziamo intorno almeno da due anni?”
“Due anni? Ma và… sono arrivato il mese scorso!”
“Vuoi dire che l’anno scorso non eri nella casa sulla scogliera?”
“Si..come fai a saperlo?”
“Venivamo sempre là, con la scusa di pescare i granchi, per vederti anche solo un momento!”
“Ma dai! E due anni fa? Dov’ero?”
“Due anni fa sei passato di qui. Sei venuto in visita quindici giorni da Giordano. Non pensare di esser passato inosservato”
“Accidenti.. sei peggio della Cia!”
“Smettila di parlare.. ho voglia di te!”
“Ma anche Eli..”
“Anche Eli… e anche le altre”
“Mamma mia…quante ce ne sono?”
“Più di quante tu possa scoparne in una settimana”
“Dovrò scappare…”
“Non provarci neppure!” sibilò allungando la mano sul mio uccello e strizzandolo con forza.
“Ehi..ma si rompe!”
“Allora lasciati andare. Ti sto aspettando da troppo tempo..”
La bocca di Marina era un antro caldissimo, la cui porta era costituita dalle labbra più bollenti e carnose che avessi mai assaggiato. La lingua, invece, era un’appendice rosa, estremamente mobile. La brunetta mi baciava i capezzoli, poi saltava su di me con le gambe divaricate e mi leccava il viso, gli occhi, la bocca. Poi spalancava le labbra e succhiava le mie, fino a farle entrare nella sua bocca. Mi succhiava la lingua e poi la lasciava andare per tornare a leccarmi il mento, le orecchie. Era eccitante, passionale. Le braccia che la reggevano mentre leccava il mio volto, non restavano immobili, ma ogni tanto si flettevano, per far sfiorare il mio petto dai suoi grossi seni, così che il contatto avveniva in più punti ed il godimento si moltiplicava.
Inginocchiata a gambe larghe su di me, sentivo il solletico dei suoi peli pubici che sfioravano il mio uccello. Quando il corpo saliva, sentivo il calore della figa umida che mi sfiorava lasciando qualche goccia a lubrificare il passaggio. Poi scendeva e lasciava che la cappella scivolasse tra le labbra della vagina.
“Voglio guardarti” le dissi, al massimo dell’eccitazione. Sentivo che questa sua passione era covata per tanto tempo, ed era così forte che non avrebbe mai rinunciato alla penetrazione che stava preparando.
“Dopo! Voglio godere di ogni centimetro del tuo corpo. Sapessi quante volte ti ho sognato, ad occhi chiusi e ad occhi aperti.. Sei stato sulla cima di ogni mio dito per tutti questi mesi. Ogni dito che entrava in me eri tu, ti sentivo entrare, ti lasciavo perlustrare. Sognavo il tuo contatto, questo..”
Marina era una furia sessuale. Ora si sedeva sull’asta che era divenuta d’acciaio ed allagava il mio pube.
Mi imprigionava tra le labbra della sua bollente figa e con sapienti movimenti dei muscoli, stringeva e rilasciava la cappella che mi inviava segnali di acuto piacere.
La bocca della ragazza era insaziabile. Mentre la lingua saettava continuamente dentro e fuori dalla mia bocca, le labbra bollenti mi succhiavano, lisciavano, sfioravano in un gioco sempre più eccitante.
Si alzò sulle braccia ed iniziò a scendere con la bocca sul collo, leccando e succhiando la pelle che restava intrappolata nei suoi baci e poi scendeva ancora sul petto cercando i miei capezzoli induriti.
Carezzavo la sua schiena fino alla massima estensione delle braccia, sfiorando le chiappe liscissime che non vedevo l’ora di conquistare. Marina era attenta a non lasciare al caso neppure un centimetro della mia pelle, e conquistato l’ombelico lo penetrò con la lingua. Si piegò accanto a me, per consentire al suo viso di appoggiarsi sulla pancia, mentre le sue mani scendevano tra le mie gambe. Con dolcezza le divaricò, cominciando ad accarezzare l’interno delle cosce, per raggiungere finalmente lo scroto che si era raggrinzito per donare al cazzo la sua massima estensione.
“Eccoti, finalmente. Quanto ti ho sognato, quanto ti ho desiderato!” disse sottovoce rivolgendosi al mio uccello che svettava attendendo il contatto con le sue labbra.
La bocca carnosa si tuffò dapprima tra i peli del pube, annusando il mio profumo.
“C’è ancora odore di lei” disse senza astio.
“Non mi hai dato il tempo di lavarmi!” protestai
“Mi piace.. Eli è bella, il suo profumo ti dona.” Rispose dalla sua comoda posizione.
Sentii improvvisamente due cuscinetti caldi che attaccavano la radice del mio uccello e la lingua umida che facilitava lo scorrimento. Mi adagiai completamente, godendo di quel contatto meraviglioso. Giunta al solco sotto il glande, Marina indugiò con la lingua per circoscriverlo, leccarlo, insalivarlo. Poi, presa da un raptus improvviso, baciò la cappella e la aspirò tutta nella bocca, stringendola delicatamente tra lingua e palato.
“Sei bravissima, Marina.. mi fai morire!”
La lingua, esercitata a leccare e lisciare tutto il corpo, si arrotolava lungo l’asta e scivolava sulla cappella, lambendo il buchino che rilasciava il suo liquido lubrificante.
“MMM…è buono!” disse a bocca piena.
“Ti voglio guardare, ti voglio nella mia bocca.. lasciami muovere..” le chiesi al culmine del godimento.
Sorda alla mia richiesta, la brunetta faceva scorrere l’asta fino alla gola, senza il minimo problema, simulando una scopata coi fiocchi.
Quando sentii che il pizzicore ben conosciuto mi avvertiva dell’imminente orgasmo, mi sfilai dalla sua bocca e mi posizionai accanto a lei.
“Perché me lo hai tolto? E’ lui che voglio!”
“Non vuoi me?”
“Tu sei lui!”
“io sono ANCHE lui. Ma tanto altro. Lascia che ora ti guardi.”
Mi inginocchiai accanto a lei, che si era distesa con le braccia sotto la testa. Le ascelle, con una peluria accentuata, mandavano segnali odorosi che mi tuffai a cogliere. La annusai, la baciai anche se cercava di sottrarsi.
“Dai..mi fai solletico!” protestò debolmente.
“Lasciami fare.. voglio sentire il tuo profumo” risposi deciso. Baciai il collo e leccai il suo mento, raggiungendo le labbra che mi attendevano aperte. Mi incollai alla sua bocca, questa volta conducendo le danze come piaceva a me. Girai la lingua sulla sua, lentamente, mentre sentivo il piacere che faceva coprire la sua pelle di minuscoli puntini. Le baciai gli occhi chiusi, il naso, nuovamente la bocca.
Scesi finalmente sui seni che mi attendevano da troppo tempo. Con le mani li accarezzai, li soppesai e li avvicinai tra loro. Con la lingua toccai prima l’uno poi l’altro capezzolo facendo sussultare la ragazza. Succhiai avidamente quei due bottoncini scuri mentre con le mani scendevo lungo il corpo. Sentivo la sua pelle divenire ad ogni tocco più sensibile. Mentre la lingua lavorava, il corpo aveva dei guizzi, dei sussulti e dalla bocca uscivano gemiti di piacere.
Sul pancino teso e magnifico indugiai intorno all’ombelico, leccando e penetrandolo più volte. Le mani di Marina non riuscivano a restare ferme e carezzavano la mia schiena. Mi spostò di lato e tentò di insinuare le dita nel solco del culo, senza riuscirci.
Scesi ancora, lasciando un sentiero di saliva sulla pancia, finchè non sentii che la sua giovane foresta mi attraeva in modo imperioso. Il profumo che colpiva i miei sensi era così intenso e delizioso che non potei far altro se non tuffarmi tra le sue gambe, in cerca della fonte di tanto desiderio. Marina spalancò le gambe sussurrandomi “sono tua.. prendimi, amore mio”. Mi guardai bene dall’affrettare i tempi. Volevo gustare il suo sapore dolce ed aspro, avvicinandomi alle grandi labbra. Ebbi una sorpresa. Tra le sue gambe, appariva una farfalla, con le ali larghe e appuntite. Al centro, un clitoride ben proteso, pareva il corpo con una piccola testa coperta da un velo di pelle rosa pallido. Leccai le ali che costituivano le grandi labbra e le intrappolai – prima l’una poi l’altra – tra le mie labbra. Infine, danzando sul corpo di Marina che sussultava e rantolava dal piacere, succhiai il clitoride e lo colpii con rapidi colpi della lingua. Il profumo riempiva le mie narici e mi inebriava. Sentivo il corpo percorso da mille guizzi che dalla bocca si diramavano in ogni direzione. Il cazzo era diventato talmente duro da farmi male. Marina non muoveva un arto. Il corpo aveva veloci contrazioni ad ogni passaggio. Entrai nel suo antro caldo e profumato, bevendo il succo del suo godimento. Sentivo le labbra ed il mento impastati del suo nettare e cercavo di penetrarla a fondo, gustando il suo godimento. Alzai le gambe della ragazza e mi posizionai sotto di esse, godendo della visione del suo culo magnifico, aperto alla mia lussuria. Mi avvicinai ancora una volta e con la lingua percorsi il breve tratto che dalla vagina conduceva all’ano.
“Ooooh!” sospirò al contatto, alzando ancora il bacino per facilitarmi la penetrazione. Pennellai avidamente quel solco rugoso e scivolai nuovamente verso i suoi succhi che scendevano copiosi, mischiando la mia saliva al suo liquido asprigno, per poi tornare sull’anello stretto che forzai dolcemente con la punta della lingua, sentendolo cedere appena un poco.
“Marty..Marty…cosa mi fai… è magnifico…” rantolava Marina tenendosi la testa tra le mani.
Osai ancora di più, infilando una bella porzione nella fessura che ormai era rilassata e pronta ad una più consistente penetrazione.
Con le dita mi aiutai nell’allargare le chiappe della ragazza, approfittando per impastare le grandi ali che sovrastavano la zona di conquista. Giocai con il clitoride indurito mentre la lingua continuava il suo dentro e fuori appassionato. Con un dito scivolai nella vagina, ed iniziai a penetrare dapprima lentamente poi con maggior vigore quel piccolo antro fradicio di umori.
Sentii la pancia di Marina che si contraeva in spasmi sempre più veloci ed il culo saltava sul letto come percorso da una scossa travolgente.
“AAAAAh…sto venendooo!” gridò mentre stringeva le gambe attorno alla mia testa imprigionandola. Il corpo ebbe una serie di sussulti, sempre più forti, sempre più potenti fin quando con uno scatto finale, sentii che la morsa si allentava e Marina crollava sul letto con le gambe spalancate, senza più forza.




